La sala chirurgica e il controllo della sterilità

di Vittorio Magnano

Già la prima immagine serve a chiarire l’idea di sala chirurgica: quella della semplicità. La sala chirurgica, tutt’altro che “semplice” in realtà, deve essere spoglia e contenere solamente le attrezzature chirurgiche per gli interventi, attrezzature generali e attrezzature specifiche. Quelle generali sono quelle che si vedono nell’immagine ovvero un riunito chirurgico, una lampada scialitica almeno da 100000 lux (la nostra è da 150000), una faretra odontoiatrica contenente aria/acqua, attacco turbina, attacco contrangolo, un mobiletto alle spalle del riunito tipo “pensile” che sia facile da tenere pulito sotto e che non accumuli polvere. Poi deve essere presente uno schermo ad alta risoluzione per la visione e l’ analisi delle CBCT cone beam prima, durante e dopo gli interventi così come una consolle in rete che permetta di accedere a tutta la documentazione clinica e di studio in tempo reale.

Dicevamo che la semplicità è apparente, in quanto ogni macchinario ha una posizione studiata e assolve una funzione precisa. Il riunito non ha sputacchiera o bicchiere per fare sciacquare il paziente per non avere tubi ricchi di batteri all’interno della sala e a breve distanza dal cavo orale, che è il nostro sito chirurgico. Le cannule di aspirazione sono due e sono monouso, ovvero imbustate sterili e utilizzate per un solo paziente.

Lampada scialitica 150000 lux e schermo HD per la consultazione delle CBCT cone beam intraoperatorie

Il paziente entra in sala chirurgica, dopo la presedazione (vedi anche https://www.stomatological.it/lansiolisi-endovenosa-eseguita-dallodontoiatra-step-fondamentali-nella-chirurgia-quotidiana/) spogliato di giacca, ornamenti, orecchini, collane e tutto ciò che possa essere portatore di impurità. Il paziente viene vestito dalle assistenti con un camice monouso pulito e non sterile e una cuffietta monouso pulita e non sterile per contenere i capelli. Una volta accomodato viene coperto da un lungo telo sterile che parte dal labbro inferiore e arriva fino ai piedi. Le scarpe del paziente sono state ovviamente isolate da copriscarpe puliti indossati in sala d’attesa.

La preparazione del paziente chirurgico con camice pulito e non sterile

A quel punto gli occhi del paziente vengono coperti con una mascherina monouso. Questa ha la duplice funzione di proteggere gli occhi dalla forte luce chirurgica che prende tutto il viso e dagli aghi di sutura che possono girare nell’ambiente periorale. Vengono connesse le cannule di aspirazione e il paziente può finalmente rilassarsi dopo aver ricevuto l’adeguata anestesia locoregionale in bocca (con preanestetico somministrato prima in maniera da non sentire nemmeno l’ago).

Il paziente è pronto e il campo operatorio è sterile e ergonomico

Qualora il paziente avesse scelto nel suo piano di cura di inserire l’ansiolisi endovenosa, in questo stadio viene eseguita la venipuntura e vengono iniettati, gradualmente e secondo un protocollo personalizzato, i farmaci ansiolitici che rilassano il paziente, abbassano la pressione arteriosa e conferiscono un’esperienza piacevole di tutta la chirurgia. La sala chirurgica è una sala che viene utilizzata solo per gli interventi a contatto con l’osso o per interventi delicati come quelli mucogengivali, ovvero gli interventi alle gengive che sono microchirurgici e necessitano di ergonomia e massima precisione e tranquillità per il chirurgo.

L’ operatore compila la cartella anestesiologica con la paziente comodamente seduta prima di ricevere l’anestesia

Insomma la sala chirurgica è un luogo di notevole importanza in uno studio dentistico che effettua chirurgia a 360 gradi. I protocolli di controllo delle infezioni e della sterilità sono dettati dai protocolli che avvengono in ambienti ospedalieri, con la differenza che in un ambulatorio odontoiatrico è minore il rischio di infezioni nosocomiali (le infezioni che avvengono tanto frequentemente negli ospedali) visto il numero esiguo di persone che frequentano lo studio (la massima portata del nostro studio più grande, quello di via Donghi, è di 11 persone sommando aree cliniche e paracliniche).

Prima di entrare nella sala chirurgica lo staff clinico (chirurgo, assistente e ferrista) effettuano il lavaggio delle mani chirurgico che segue un preciso protocollo ed è seguito dalla vestizione con camice e guanti sterili. Una assistente non sterile ma pulita (nel senso che indossa camice monouso non sterile e guanti monouso non sterili) può “toccare” cassetti, mouse, uscire dalla sala per varie necessità e occuparsi della importante documentazione fotografica (tutti gli interventi vengono documentati per tutela del paziente nel massimo rispetto della privacy).

L’accurato lavaggio delle mani del chirurgo dopo avere indossato gli occhiali ingrandenti
Il protocollo di lavaggio della mani della Organizzazione Mondiale della Sanità

Insomma, come spesso avviene in chirurgia, il discorso è “semplice ma non semplicistico”. Anni di studio e precisi protocolli hanno portato a risultati semplici per il paziente e mininvasivi nel rispetto della sicurezza e della sterilità. Diffidate della implantologia fatta “in maglietta” o della chirurgia fatta da dentista+assistente. Almeno bisogna essere in tre (chirurgo, assistente e ferrista) o meglio in quattro (chirurgo, assistente, ferrista, assistente non sterile). La formazione di tutto lo staff clinico e paraclinico è minuziosa e sempre uguale per essere ripetibile da chiunque sia presente in studio quel giorno.

Una delle macchine fotografiche ad uso odontoiatrico dei nostri studi
Lo staff al completo (operatore, assistente, ferrista, assistente non sterile) durante un intervento di routine di implantologia
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